OBBLIGO DI REPeCHAGE E PATTO DI DEMANSIONAMENTO

uomo-d&-39;affari-con-orologio-per-controllare-il-tempo-di-lavoro_318-62573L’onere della prova della sussistenza del giustificato motivo oggettivo spetta al datore di lavoro, che deve dimostrare che la scelta organizzativa posta a basa del licenziamento è strettamente connessa alla posizione ricoperta dal lavoratore licenziato, e che al momento del licenziamento non sussistevano mansioni EQUIVALENTI cui adibirlo.
Tuttavia, recentemente si sono registrate pronunce per cui il datore di lavoro avrebbe l’onere di dimostrare di aver offerto al lavoratore (per evitare il licenziamento) l’opportunità, se esistente, di proseguire il

rapporto in mansioni INFERIORI.
Tali pronunce giungono a questa conclusione facendo leva essenzialmente sul superiore interesse del lavoratore alla conservazione del posto. Trattasi di un  principio, questo, già affermato in giurisprudenza in materia di validità del PATTO DI DEMANSIONAMENTO e di obblighi di repechage in caso di licenziamento per sopravvenuta inidoneità del lavoratore e conseguente impossibilità della prestazione.
Peraltro, il datore di lavoro non è tenuto a stipulare tale patto nemmeno dietro esplicita richiesta del lavoratore. Diverso, ovviamente, è il caso del licenziamento per g.m.o. intimato per sopravvenuta inabilità permanente del lavoratore o impossibilità della prestazione, in relazione al quale  la giurisprudenza ritiene che il datore di lavoro deve provare anche l’impossibilità di adibire il lavoratore a mansioni inferiori.

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